DETTAGLI EVENTO
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Domenica, 21 Marzo 2010
Teatro Goldoni
Livorno (LI)
"ARLECCHINO" - COMPAGNIA GIOVANI DE IL SISTINA
Pubblicata: Martedì, 12 Gennaio 2010
Nel seicento , gli attori della Commedia dell’Arte erano dei professionisti che vivevano del proprio mestiere . Spesso ambulanti , si recavano a recitare nelle piazze , nei mercati , portandosi dietro le loro poche cose . Rarissimi i grandi successi , e quindi chi poteva permettersi una vita decorosa.
Nello scenario di pestilenze e di guerre del ‘600 , i “ vecchi “ e gli “ zanni”, le “ servette “ , gli “ amorosi “ , i “ capitani “ ( classiche tipologie delle maschere di questi spettacoli ) altro non erano , spesso , che gente senza un mestiere , che non sapeva come sbarcare il lunario quotidiano , avventurosi. Così si univano alla Compagnia di attori ambulanti che gli permetteva , soprattutto , più umanità di quella che avrebbero trovato in mezzo ai cenciosi dei sobborghi di Genova o di Parigi , o a quelli delle calli umide e pestilenti di Venezia. Erano qualcuno sulla scena , avevano sempre una “ Rosaura “ o una “ Smeraldina “ con cui ridere e passare le notti . Ma la fame....la fame era uno spettro sempre in agguato.
Il mestiere non era ripagato a sufficienza dal popolo , per il quale soprattutto queste farse erano scritte . Non sempre era possibile recitare sulla piazza verso la quale ci si era avviati con tanti giorni di viaggio , a causa di una guerra o di qualche altro accidente . Per non parlare poi delle rappresentazioni andate buche e della galera sofferta , a causa dei bandi ai quali erano spesso sottoposti da parte della censura dei principi o della Chiesa . Gli “ zanni” usavano spesso , per raggiungere effetti di comicità ( fine principale delle rappresentazioni ) la satira sociale e politica ; per questo furono aspramente perseguitati , visti dai potenti come elementi di sovvertimento morale e sociale .
Ecco allora il motivo della “ fame “ che impregna tutto l’Arlecchino della Compagnia del Sistina. Soprattutto è rimarchevole la stupenda e tragica scena dell’immaginario collettivo che prende la Compagnia allorché i comici credono veramente di cucinare e sfamarsi con una polenta colossale alla Corte dei Gonzaga . La fame è il sottotema della commedia . Al di là dei lazzi e frizzi , al di là della indiscussa bravura e professionalità degli attori , ciò che eleva a Commedia con la C maiuscola questa produzione è anche l’aver rimarcato e così ben sfaccettato il “ tema della fame “ facendogli attraversare tutto lo spettacolo , dall’inizio alla fine.
Nello scenario di pestilenze e di guerre del ‘600 , i “ vecchi “ e gli “ zanni”, le “ servette “ , gli “ amorosi “ , i “ capitani “ ( classiche tipologie delle maschere di questi spettacoli ) altro non erano , spesso , che gente senza un mestiere , che non sapeva come sbarcare il lunario quotidiano , avventurosi. Così si univano alla Compagnia di attori ambulanti che gli permetteva , soprattutto , più umanità di quella che avrebbero trovato in mezzo ai cenciosi dei sobborghi di Genova o di Parigi , o a quelli delle calli umide e pestilenti di Venezia. Erano qualcuno sulla scena , avevano sempre una “ Rosaura “ o una “ Smeraldina “ con cui ridere e passare le notti . Ma la fame....la fame era uno spettro sempre in agguato.
Il mestiere non era ripagato a sufficienza dal popolo , per il quale soprattutto queste farse erano scritte . Non sempre era possibile recitare sulla piazza verso la quale ci si era avviati con tanti giorni di viaggio , a causa di una guerra o di qualche altro accidente . Per non parlare poi delle rappresentazioni andate buche e della galera sofferta , a causa dei bandi ai quali erano spesso sottoposti da parte della censura dei principi o della Chiesa . Gli “ zanni” usavano spesso , per raggiungere effetti di comicità ( fine principale delle rappresentazioni ) la satira sociale e politica ; per questo furono aspramente perseguitati , visti dai potenti come elementi di sovvertimento morale e sociale .
Ecco allora il motivo della “ fame “ che impregna tutto l’Arlecchino della Compagnia del Sistina. Soprattutto è rimarchevole la stupenda e tragica scena dell’immaginario collettivo che prende la Compagnia allorché i comici credono veramente di cucinare e sfamarsi con una polenta colossale alla Corte dei Gonzaga . La fame è il sottotema della commedia . Al di là dei lazzi e frizzi , al di là della indiscussa bravura e professionalità degli attori , ciò che eleva a Commedia con la C maiuscola questa produzione è anche l’aver rimarcato e così ben sfaccettato il “ tema della fame “ facendogli attraversare tutto lo spettacolo , dall’inizio alla fine.
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