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DETTAGLI EVENTO

"EDIPO RE" CON FRANCO BRANCIAROLI

Pubblicata: Martedì, 12 Gennaio 2010

“Edipo re” di Sofocle, con Franco Branciaroli, nel ruolo del protagonista (ma anche, da dominatore della scena, in quelli di Tiresia e Giocasta) e la regia di Antonio Calenda. 

Del numeroso cast fanno parte sette attori: Gianfranco Quero, Livio Bisignano, Tino Calabrò, Angelo Campolo, Oreste De Pasquale, Luca Fiorino, Daniele Gonciaruk. Gli altri interpreti sono Giancarlo Cortesi, Emanuele Fortunati, Alfonso Veneroso e Filippo De Toro.
«In un mondo smarrito, minaccioso, delle cui ombre sentiamo costantemente l’incombere è emblematico rielaborare il percorso, dal buio verso la chiarezza che Edipo compie nella tragedia sofoclea: un percorso nella coscienza che allo stesso tempo è individuale, di intima analisi e collettivo, di grande profondità…». Queste sono le parole con cui Calenda introduce a Edipo Re, dal testo di Sofocle (con la traduzione moderna di Raul Montanari) che, dopo il grande successo di Vita di Galileo di Bertolt Brecht, lo vede ancora al fianco di un interprete d’eccezione quale appunto Franco Branciaroli.

Scritta probabilmente nel 430 a.C., la tragedia si incentra sul mito di Edipo, che dopo aver risolto gli enigmi della Sfinge ha ottenuto di regnare sulla città di Tebe e di sposare la regina Giocasta, vedova del re Laio. Con lei concepisce quattro figli, Eteocle, Polinice, Antigone e Ismene e potrebbe vivere felice, come sovrano giusto e padre amato. Ma il testo si apre in realtà su uno scenario cupo: la città di Tebe è devastata da una violentissima pestilenza. Edipo si rivolge all’Oracolo di Delfi, nella speranza di poter ottenere qualche consiglio per accattivarsi il favore degli dei e salvare la città dall’epidemia. L’oracolo suggerisce di scoprire chi abbia ucciso il re Laio, solo dopo aver fatto giustizia, la pace ritornerà a Tebe. Inizia da qui un folgorante flash back che rivelerà a Edipo di essere lui stesso l’assassino del suo genitore e quindi lo sposo della propria madre. Deciso a sottomettersi alla più giusta punizione, sul cadavere della sfortunata Giocasta, suicidatasi, si acceca. Abbandona dunque Tebe, affidando il regno e i figli al cognato Creonte.

“Edipo – spiega Branciaroli - è l’eroe tragico che non sa chi è: tutto gli casca addosso perché tutto è già avvenuto. Questa conoscenza di sé avviene attraverso il dolore. Il dolore è la caratteristica di Edipo, dunque. Lui dice che nessuno ha un dolore più grande del suo (battuta che poi riprenderà Hamm in ‘Finale di partita’ di Beckett). Infatti appena lui conosce diventa cieco: la cecità, come il dolore, nella cultura greca è strettamente legata alla conoscenza”.

Nella messa in scena di Calenda diventa così protagonista la dimensione dell’incubo che Edipo rivive dentro di sé, riscrivendo con parole di atroce verità il proprio passato. Perciò nell’interpretazione dello stesso Branciaroli si raccolgono altri personaggi della tragedia – oltre Edipo, il messo Tiresia e la stessa Giocasta – a dimostrare che in lui e nella sua carne si convogliano tutti i frutti e le radici della colpa. Accanto al protagonista un coro tutto maschile a fare da eco e moderno commento.

“Oramai, in 45 anni di carriera – spiega ancora il regista Calenda – ho fatto più di 120 regie toccando tutti i capisaldi della storia dell’umanità. Mi mancava il testo principe, il testo dell’impossibilità della conoscenza, della disperazione esistenziale, l’assunto più alto della cecità del vivere, della caducità della percezione del reale. Edipo è l’uomo alla ricerca di un’identità, ma ancora più di una colpa. L’incesto e il parricidio sono due canoni del senso di colpa che segna la civiltà occidentale, su cui si è lavorato per più di un secolo, da Freud fino a Lacan, attraverso Guattari, Deleuze, per arrivare a un filosofo contemporaneo che amo molto, René Girard. In ‘La violenza e il sacro’, un libro geniale e illuminante, parla molto di ‘Edipo re’”.



Franco Branciaroli


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